• Originalità, dove sei?

    26-03-15


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    Il seguente articolo ha come intento quello di riscoprire l’originalità, la nostra originalità. Il significato etimologico del termine si riferisce a ciò che è fin dall’origine, nuovo, non copiato, che ha un carattere suo proprio. Ognuno di noi, nascendo, è in tal senso originale, nuovo, con un proprio carattere. Crescendo però, molto spesso, questo carattere originale tende a perdersi, a dissiparsi nel confronto con gli altri, andando incontro a un conformismo socio-culturale che nasconde ciò che eravamo all’origine, il nostro tratto distintivo, la nostra impronta.

    Come facciamo a riconoscerci diversi, gli uni dagli altri? A sentirci unici, a distinguerci? Cosa accade, nel corso della nostra crescita, che porta a perdere di vista la nostra esclusività?

    Ognuno di noi ha un proprio modo di percepire la realtà in cui è inserito e, sulla base di questa soggettiva percezione, sviluppa un proprio modo di reagire a tale realtà. Ciò che ritorna all’individuo è una serie di azioni/comportamenti che gli rimandano un’idea di se stesso, andando a costituire la propria identità.

    Inizialmente, dalla nascita fino ai primissimi anni di vita, questo processo tende a preservare la propria originalità. Ma con la crescita, si inseriscono variabili culturali, relative al proprio contesto di appartenenza, che tendono invece a uniformare i comportamenti degli individui in virtù delle aspettative sociali. E’ qui che cominciano a nascere dei contrasti dentro di noi, tra ciò che sentiamo di essere e ciò che ci si aspetta che siamo. E’ qui che si perde la nostra originalità. Ma il fatto di perderla, implica che è possibile ritrovarla. Ed qui che va cercata, stimolata a rinascere. Facendoci riscoprire quelli che eravamo all’origine. Facendoci rinascere. E, una volta ritrovata, noi dobbiamo nutrirla.

    Per ridare un senso più funzionale alla nostra esistenza, alla nostra appartenenza alla Terra. “Nutrire è il verbo più elementare – fondamentale – il più radicato. Dice l’attività primaria, di base, la più ancorata, quella nella quale “io” mi sono trovato coinvolto prima ancora di nascere o di respirare. In virtù di essa, per sempre, appartengo alla Terra”, ci suggerisce François Jullien. Per nutrire la nostra originalità abbiamo bisogno della sua principale alleata, la creatività.

    Creatività e originalità sono strettamente legate e si stimolano a vicenda. Possiamo parlare di creatività analizzandola da diverse prospettive. Da un punto di vista cognitivo, viene intesa come l’apprendimento di una serie di conoscenze che, a un certo punto, dovrebbero portare a un “guizzo creativo”. Questa idea di creatività è sostenuta da una logica razionale, che sollecita uno sforzo, quello di diventare appunto creativi, attraverso l’incremento della conoscenza. Solitamente però accade che quando ci si sforza di essere creativi, si innesca il paradosso del “sii spontaneo”, con l’effetto di inibire ulteriormente la nostra creatività.

    Ma possiamo guardare la creatività anche da un altro punto di vista, quello del cambiamento di percezione, basato su una logica non razionale e sorretto da strategie e stratagemmi che conducono al saltus qualitativo. Quando si riescono a provocare continuamente dei cambiamenti di prospettiva per vedere la realtà da punti di vista differenti, si facilita il riconoscimento di qualcosa di diverso da ciò che è stato fatto fino a quel momento per raggiungere, senza successo, il guizzo creativo. Si riesce a uscire, in questo modo, dai propri schemi mentali prefissati e trovare il sistema di applicare concretamente alla propria realtà ciò che si scopre.

    Detto in altri termini, è il cambiamento che ci fa capire come funzionano le cose, non le spiegazioni razionali. La lente che si adotta per guardare ci farà vedere realtà differenti, ovvero il modo in cui consideriamo la creatività, farà la differenza nel riuscire a stimolarla o meno. Una volta riusciti a riappropriarci della creatività, riusciremo a dare un nutrimento continuo alla nostra originalità, diventando un tutt’uno con la nostra Terra, alla quale apparteniamo.

    Come ben ci spiega Eric Fromm, “in ogni attività creativa, colui che crea si fonda con la propria materia, che rappresenta il mondo che lo circonda. Sia che il contadino coltivi il grano o il pittore dipinga un quadro, in ogni tipo di lavoro creativo, l’artefice e il suo oggetto diventano un’unica cosa: l’uomo si unisce col mondo nel processo di creazione”.

    Giovanna Rosciglione